“Mood congruity effect”: come le emozioni influenzano memoria e attenzione

L’ emozione è un fenomeno complesso che ci permette  di essere pronti ad agire. Numerosi studi hanno analizzato le caratteristiche e le funzioni delle emozioni, ma anche la loro relazione con altri processi cognitivi. Quello che vorrei prendere in considerazione oggi è l’importante questione del rapporto fra le emozioni e la memoria e l’attenzione.  Esiste una relazione fra questi aspetti? I sentimenti che proviamo possono influenzare le nostre capacità attentive e di memorizzazione?mood-congruity-effect

Dalle numerose ricerche che sono state svolte la risposta sembra essere affermativa.  Lo studio di  Bower at al. (1981) ha mostrato come i soggetti coinvolti prestavano più attenzione ai personaggi e agli eventi (narrati in una storia) congruenti con il loro stato emotivo del momento, rispetto a quelli incongruenti. Ugualmente, altri studi (Derryberry & Tucker, 1994) hanno evidenziato che i sentimenti guidavano automaticamente l’attenzione sugli stimoli congrui all’umore.  Lo stesso risultato è stato osservato per quanto riguarda l’apprendimento di nuove informazioni (Bower, 1981; Isen, 1985).  Tutte queste ricerche hanno portato a ritenere che vi sia una tendenza a prestare maggiore attenzione agli eventi congrui con il nostro stato emotivo e, di conseguenza, ad apprendere più facilmente le informazioni  in sintonia con  le nostre emozioni. Questo aspetto è stato riassunto nel concetto di “mood congruity effect” (Bower 1981; Teasdale & Russel, 1983).

Dunque lo stato emotivo può influenzare i processi cognitivi della memoria, dell’attenzione e dell’apprendimento, sia filtrando soltanto le informazioni correlate alle emozioni attuali, sia promuovendo l’accesso a ricordi congrui all’umore del momento. Questo implica, ad esempio, che una persona che si trova in uno stato d’ansia sarà maggiormente portata a vedere e prestare attenzione alle possibili minacce rispetto a quando si sente tranquilla, escludendo così dal campo attentivo i segnali che smentiscono la presenza del pericolo stesso.  Se proviamo ansia, nella nostra mente è più probabile che diventino accessibili eventi, immagini e ricordi congrui all’ansia  e che possano divenire esempi che attestino la presenza di una minaccia. Nello stesso modo, se una persona si trova in uno stato ansioso, tale emozione influenzerà i processi attentivi portando ad esaminare con sistematicità e prudenza le informazioni provenienti dall’ambiente esterno, con lo scopo di individuare la minaccia che la spaventa. Ugualmente lo stato emotivo può indurre il soggetto a cambiare le proprie valutazioni sugli eventi e sull’ambiente.

In contesti di apprendimento, il “mood congruity effect ci suggerisce che i nostri sentimenti durante l’apprendimento possono aumentare la disponibilità di ricordi in sintonia con quel sentimento, facendo si che questi ricordi siano più facilmente associabili alle nuove informazioni, anche esse associate allo stato emotivo attuale. Riprendiamo un passo esemplificativo di questo fenomeno dal testo di Atkinson & Hilgard’s(2011): “supponiamo che sentiate la storia di uno studente che viene bocciato. Se vi sentiti tristi quando vi raccontano la storia, alcuni dei vostri ricordi su esperienze di insuccesso (specie insuccessi scolastici) possono essere facilmente accessibili, e la similarità tra questi ricordi e il materiale nuovo di qualcuno bocciato renderà facile la correlazione. Al contrario se vi sentirete felici quando vi raccontano la storia, i vostri ricordi più accessibili potrebbero essere troppo diversi da un fallimento scolastico per promuovere la correlazione tra vecchie memorie e materiale nuovo”.

In conclusione il fenomeno del “mood congruity effect risulta molto importante per comprendere il rapporto reciproco che sussiste fra emozioni e  processi cognitivi come ad esempio la memoria,l’attenzione e l’apprendimento. In particolare,da un punto di vista clinico, riflettere sul “mood congruity effect“, ci permette di comprendere il ruolo che esso può avere nel mantenimento dell’ansia. Infatti prestando attenzione più facilmente agli stimoli congrui all’ansia e ricordando più facilmente eventi in cui c’è stato un pericolo o una minaccia che ci ha spaventato, non faremo altro che impedire alla nostra attenzione  di individuare gli elementi che potrebbero, al contrario, tranquillizzarci. Di conseguenza questo impedisce all’ansia di diminuire e mantiene l’attivazione ansiosa per un periodo eccessivo di tempo. Dal punto di vista dell’apprendimento e delle possibili strategie di memoria, può essere utile considerare che i nostri sentimenti influenzano quali ricordi sono più accessibili e come questi hanno un effetto su ciò che è più facile imparare in un determinato momento.

Dott.ssa Martina Biagiolini

 

Bibliografia

Anolli L., Legrenzi P. Psicologia generale (2003)

Atkinson W.W., Hilgard’s E.W. Introduzione alla psicologia (2011), pp 418-419

Bower, G.H. (1981). Mood and memory. American Psychologist 36, 129-148

Gragnani A., Paradisi G., Mancini F., Un modello cognitivo del Disturbo di Panico e dell’Agorafobia:aspetti psicopatologici e linee di intervento.

Sassaroli S., Lorenzini R., Ruggero G. M. Psicoterapia cognitiva dell’ansia (2006)pp 138; pp 95-96.

Semerari A. Storia, teorie e tecniche della psicoterapia cognitiva (2000), pp 49.

 

Fonti foto (in ordine da sinistra verso destra)

www.psicologozatelli.it

leparoleperte.altervista.org

 

 

 

 

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