Il ruolo del cervello nella percezione del dolore

 

Questo video breve e dalla grafica accattivante spiega in modo semplice cos’è il dolore e perché ci sono delle differenze individuali nella sua percezione.

Ho quindi pensato di tradurlo per renderlo fruibile anche al pubblico italiano.

Nella mia attività professionale mi occupo proprio di dolore, tuttavia, culturalmente è difficile coniugare l’idea di un trattamento psicologico con uno di tipo fisico/medico/riabilitativo. La credenza infatti, è che ciò voglia dire che si è un “malato immaginario”.

Non è affatto cosi!

Il dolore è influenzato da aspetti psicologici soggettivi e, attraverso un intervento psicologico, possiamo scoprire di più sul dolore e sulle strategie per gestirlo in modo efficace.

Questo video ci aiuterà a fare chiarezza. Buona visione e buona lettura!

Poniamo il caso che per risolvere un puzzle vi servano 10 minuti.

Quanto ci mettereste se, svolgendo lo stesso puzzle, foste sottoposti ad elettro-shocks alle mani? Di più giusto? Perché il dolore vi distrarrebbe dal compito. Beh…forse no, perché dipende dal modo in cui gestiamo il dolore.

Alcune persone sono distratte dal dolore: hanno bisogno di più tempo per completare il compito e lo svolgono peggio.

Altre persone, al contrario, si impegnano in compiti vari proprio per distrarsi dal dolore: queste persone svolgono il compito più velocemente e con migliori risultati quando hanno dolore rispetto a quando non ne hanno.

Alcune persone possono vagabondare con la mente allo scopo di distrarsi dal dolore.

Com’è possibile che si possa essere esposti allo stesso identico stimolo ed avere delle risposte cosi diverse?

Prima di tutto vediamo cos’è il dolore: un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno.

Il dolore è un’esperienza soggettiva e quindi il modo migliore di misurarlo è chiedere direttamente alle persone come lo percepiscono.

Il dolore ha un’intensità: è possibile descriverlo attraverso una scala da 0: nessun dolore a 10: il peggior dolore immaginabile.

Il dolore ha anche delle caratteristiche: acuto, sordo, bruciore, lancinante.

Qual è il meccanismo che crea questa percezione del dolore?

Quando ci facciamo male, delle speciali cellule nevose chiamate nocicettori inviano un segnale al midollo spinale e quindi al cervello, questi segnali vengono processati da cellule gliali e neuroni sotto forma di segnali elettrici .

Il segnale arriva fino alla corteccia: è questa parte del cervello che decide che cosa fare del segnale di pericolo che gli è arrivato.

Un altro circuito chiamato the “salience network” viene attivato immediatamente e decide dove focalizzare l’ attenzione.

Il cervello risponde quindi al dolore attivando delle vie motorie che rendono possibile, ad esempio, togliere immediatamente la mano da un forno rovente.

Il cervello produce endorfine ed encefaline: sostanze chimiche che aiutano a regolare il dolore e che, ad esempio vengono prodotte durante l’esercizio fisico (il quale svolge funzione analgesica).

Tutti questi sistemi lavorano insieme per creare l’esperienza soggettiva del dolore, per impedire altri danni e per fronteggiare il dolore. Questo sistema è simile per tutti, ma la sensibilità e l’efficacia di questi circuiti cerebrali determinano quanto dolore proviamo e come lo gestiamo. Ecco perché alcune persone percepiscono più dolore di altre e perché alcune sviluppano dolore cronico che non risponde ai trattamenti.

La variabilità nella sensibilità al dolore non è molto diversa dalla variabilità soggettiva in risposta agli stimoli, come ad esempio il fatto che alcune persone amino le montagne russe ed altre si sentano male al solo pensiero!

Perché è importante sapere che esiste una certa variabilità nei circuiti cerebrali del dolore? Perché esistono diversi trattamenti del dolore che hanno come target sistemi diversi.

Oltre a farmaci che hanno azioni diversi legati a diversi target, è possibile intervenire nel modo in cui affrontiamo il dolore: alcune persone traggono beneficio da tecniche di distrazione, yoga, meditazione, tecniche di rilassamento oppure interventi di terapia cognitivo comportamentale.

Affinché il trattamento al dolore sia davvero efficace per tutti bisogna personalizzare gli interventi tarandoli sulla base della risposta soggettiva al dolore.

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