Leisure sickness: quando la vacanza ci fa ammalare

 

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fonte foto: vedi bibliografia

Avere del tempo libero fa bene alla salute: riduzione della pressione arteriosa, del battito cardiaco e degli “ormoni dello stress”. Un sottogruppo di persone, tuttavia, riporta dei sintomi fisici solo durante i periodi liberi da lavoro, che si tratti del weekend o di ferie più lunghe. Questo fenomeno è stato definito “leisure sickness” ovvero “mal di vacanza” (Guus L. Van Heck & Ad J. J. M. Vingerhoets, 2007) e non si riferisce ad un vero e proprio disturbo, ma ad una condizione momentanea che può comparire in caso di sovraccarico da stress.

Le persone che usualmente vanno incontro a questo tipo di problematica sembrano condividere alcune caratteristiche cognitive quali:

Perfezionismo patologico: avere alti standard autoimposti, autocritica, impossibilità di accettare l’errore e intollerabilità rispetto all’idea di non raggiungere i risultati desiderati.

Senso di responsabilità ipertrofico nei confronti del proprio lavoro che rende difficile delegare gli altri portando ad un sovraccarico di lavoro e responsabilità.

 Rigidità e inflessibilità mentale che possono causare problemi nel “staccare la spina” dal lavoro con il risultato che si continua a pensare agli impegni anche durante le ferie.

Bisogno di controllo: bisogno di prevedere le cose che richiede uno sforzo costante e una cronica impossibilità di rilassarsi. Se essere in allerta può essere (in parte) funzionale in una condizione strutturata come quella del lavoro, in vacanza può tradursi in una costante tensione.

Tutte queste caratteristiche rendono più difficile un adattamento funzionale al lavoro, ed hanno un effetto anche sul nostro corpo. Una condizione prolungata di sovraccarico d’ impegni, mediata da queste caratteristiche cognitive, ha un effetto diretto sul nostro sistema immunitario.

In caso di stress nel nostro corpo avvengono delle modificazioni biologiche. Ad esempio viene rilasciata adrenalina, un ormone che ci da energia e carica, e cortisolo. Quest’ultimo manda dei segnali di stop al nostro sistema immunitario, riducendone l’attività. Non appena il carico di lavoro si riduce, la produzione di adrenalina viene ridotta, portando ad un momentaneo surplus di cortisolo e quindi ad una diminuita risposta immunitaria che ci rende più vulnerabile all’insorgenza di malattie come raffreddori ed influenza.

Stress → una situazione di tensione in cui si percepisce che le richieste superano le proprie risorse.

Quindi non è la situazione di per sé ad essere stressante, ma il modo in cui viene percepita.

Il nostro corpo ci sta dando dei chiari segnali che qualcosa va cambiato, ma da dove iniziare?

Impariamo a delegare: Cambiare radicalmente è difficile, ma possiamo iniziare da una piccola cosa,  facciamo una lista delle priorità: è davvero tutto sullo stesso piano?

Prestiamo attenzione al modo in cui pensiamo: Se ci rendiamo conto che stiamo pensando di continuo al lavoro, tentando di organizzare mentalmente gli impegni, chiediamoci se ci è utile o se è qualcosa che possiamo rimandare. Ricordiamoci che rimuginare non ci aiuta a tenere tutto sotto controllo, ma al contrario richiede un surplus di energie mentali che contrastano con la performance.

Non pensiamo al problema come un tutt’uno o facilmente ci sentiremo sopraffatti: spezzettiamolo in piccoli problemi risolvibili e concentriamo le nostre energie solo su quello: un passo alla volta è la frase da tenere in mente.

Esercizio fisico

E’ fondamentale per il riequilibrio ormonale, riduce il livello di cortisolo ed aumenta la produzione di endorfine

Almeno un giorno di transizione

Non passare da una full-immersion lavorativa ad una di vacanza, se i tempi lo concedono, prima di partire sarebbe meglio prendersi qualche giorno di transizione affinché il corpo si abitui ed adatti al cambiamento di routine.

Infine se sentiamo la necessità di cambiare attitudine mentale al lavoro chiediamo un’aiuto professionale affinché ci aiuti a modificare quei fattori cognitivi e comportamentali che contribuiscono a mantenere troppo elevato il carico da stress.

 

Bibliografia:

 

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